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Chiara Ferragni in lacrime sul caso Balocco chiede scusa e donerà 1 milione di euro per i bambini meno fortunati

19 Dicembre 2023 di Francesca Migliorini Leave a Comment

Ha parlato qualche minuto fa una chiara Ferragni molto molto provata ai limiti delle lacrime, l’imprenditrice digitale ha quindi appena chiesto scuso per l’errore commesso e ha di conseguenza annunciato la sua intenzione di donare 1 milione di euro all’istituto Regina Margherita per rimediare all’errore commesso.

Ha anche detto che lei e il marito Fedez cercano di insegnare ai loro figli , i valori sani della vita. Questo il video che ha pubblicato su Instagram. Ieri il rapper Fedez aveva attaccato abbastanza frontalmente la premier Giorgia Meloni, certamente non ci aspettavamo che oggi la Chiara Ferragni facesse una dichiarazione del genere vi mettiamo il video. Ci riferiamo al fatto che l’imprenditrice digitale appare provata come non mai, sentite infatti che cosa ha ammesso

Filed Under: Cronaca Tagged With: Chiara Ferragni, Fedez

Francesca del Taglia sotto i ferri, operazione riuscita , lei scrive.

13 Febbraio 2020 di Francesca Migliorini Leave a Comment

E adesso vi dobbiamo purtroppo parlare di Francesca del Taglia . Purtroppo non perchè ci siano problemi sentimentali con il partner ossia Eugenio Colombo. O con i due figli che ha avuto da lui. Insomma da questo punto di vista ci sentiamo di rassicurare che va tutto nel migliore dei modi.

Purtroppo è che l’ultima immagine che abbiamo di Francesca del Taglia è con la cuffietta.

Il motivo è presto detto Francesca del Taglia si è dovuta sottoporre ad un intervento chirurgico.

Oltretutto non è manco la prima volta e anche se è andato tutto bene , intuiamo che non sia stato nemmeno un intervento semplice.

Dichiara infatti l’ex corteggiatrice di Uomini e donne su Instagram

Ragazze l’operazione è riuscita ( chiusura retti addominali e ernia ) fortunatamente non c’è stato bisogno di fare addominoplastica completa ma solo ridotta .. sono un po’ dolorante e stanca ma mi rimetterò presto per i miei piccoli“

Insomma l’importante che sia andato tutto bene. E tanti auguri di pronta guarigione anche da parte nostra.

Filed Under: Cronaca Tagged With: Francesca del Taglia

Simone Moro racconta come è cambiato scalare le montagne con i cambiamenti climatici

18 Gennaio 2020 di Francesca Migliorini Leave a Comment

Vivere per inseguire sogni: questa è la filosofia di Simone Moro, il “re degli ottomila” che detiene il record di maggior numero di ascensioni invernali. Alpinista bergamasco, nato in quella zona di montagne “minori” che fin da piccolo scrutava ed esplorava con amore. Un’attrazione che nel tempo è diventata un lavoro e a 52 anni lo spinge sempre ad arrivare in vetta, solo per la voglia di conquista, di libertà, di scoperta. «Un amore dove il cuore deve essere tenuto a bada dalla ragione, se si vuole tornare a casa sani e salvi». Ed è cosi che, tra la pubblicazione di un nuovo libro, / sogni non sono in discesa (Rizzoli), preparando la prossima spedizione e cercando di superare altri limiti, uno dei più grandi scalatori della storia ci rilascia questa intervista.

«Non si diventa ricchi e famosi»

Simone Moro, sei in partenza con Tamara Lunger per l’ascesa invernale al Gasherbrum I e al Gasherbrum II. E per la prima volta ti stai preparando con . un metodo scientifico davvero innovativo.

Simone Moro

«Si. sono appena uscito da | una camera ipobarica di di-* mensioni importanti (dodici | metri per sei. ndr), la terraX-cube dell’Eurac di Bolzano, dove viene simulato il clima di una vetta, comprese le intemperie a meno 40 gradi. Questo per acclimatarmi, ma anche per fare ricerche scientifiche. Capire, quindi, non solo come risponde il corpo umano ma anche come si comportano determinate strumentazioni, come i gatti delle nevi, i droni o i pannelli solari, a temperature estreme. Poi mi sono sottoposto a diversi esami, tra risonanze magnetiche, prelievi del sangue, analisi del nervo ottico ed ecografie: questi parametri fisiologici serviranno poi ai ricercatori per studiare gli impatti dell’alta quota sulle funzioni cardiache, respiratorie. cognitive e metaboliche».

E anche una strategia per migliorare le performance?

«No, si tratta di studi che dovrebbero elevare il coefficiente di sicurezza per tutti verso sentieri sempre più ripidi. vie ferrate e scalate mi sono innamorato di questo mondo verticale».

E solo l’amore per la montagna che spinge all’impresa?

«Facendo alpinismo non si diventa ricchi o famosi. Se la spinta fosse stata quella economica, tutti i sacrifici e i rischi corsi non sarebbero mai stati ripagati. Il motore è piuttosto la voglia di libertà, l’attrazione per la natura: solo per amore si fanno le vere pazzie».

A casa come hanno preso questa decisione Simone Moro ?

Simone Moro

«I miei familiari sono stati i miei primi sponsor, non economici ma rrfotivazionali. Lavoravo la mattina, coloro che sono esposti all’alta o all’altissima quota, come i piloti del soccorso alpino. E questo dà ancora più valore al mio lavoro, che più che una professione è la realizzazione dei miei sogni. Gli allenamenti, la ricerca, le permanenze in camera ipobarica sono tutti momenti entusiasmanti».

Com’è nata la tua passione?

«Non sono un predestinato. non sono nato né a Cortina né a Courmayeur. Fin da piccolo andavo con la mia famiglia in campeggio sulle i | Alpi Orobie, quelle di casa, 1 v in provincia di Bergamo e di ) ti Sondrio. Non sono le Dolo-miti, per qualcuno sono montagne un po’ “sfigate” (ride). ‘ Ma camminando, andando mi allenavo il pomeriggio e frequentavo le scuole serali. Anche all’università, quando ho scelto di laurearmi in Scienze Motorie, alternavo momenti di studio a mesi in cui scalavo le montagne. Le prime spedizioni me le sono .ìutolìnanziate con un mutuo in banca. L’unica raccomandazione della famiglia è quel-a che vale per ogni scalata: -sa la testa prima del cuore».

Che è anche la cosa più difficile per un innamorato…

«Esatto, la parte più dura del mio lavoro è proprio que-! sta: ragionare e non lasciarsi andare a pulsioni irrazionali. Molte volte ho fatto prevalere la saggezza sull’esuberanza. decidendo di ritirarmi da una spedizione anche vicino alla vetta. Ma è questo che mi fa essere ancora vivo a 52 anni. E posso dire di essere in esempio responsabile per i miei due figli e per tutti quelli che mi seguono, soprattutto i più giovani».

Ad alta quota sono molte le incognite in agguato.

«lo mi ritengo fortunato, però ho sempre dato una mano al fato. Non ho mai aspettato di essere nella bufera per capire che c’era un tempo avverso. Sono tornato indietro anche con il sole e con il dubbio che forse ce l’avrei potuta fare. Una volta sola mi è capitato di .raggiungere il campo base senza i miei compagni, e quella è la prova provata che l’imponderabile capita. Come nella vita di tutti i giorni».

«Porto sempre con me la paura»

Qual è l’attrezzo più importante da portare con sé nelle spedizioni?

«Non un attrezzo, ma un sentimento: la paura. E un’alleata, l’ingrediente dell’auto-conservazione. Avere-paura \ è come avere fame o sonno, i Deve essere il campanello i d’allarme, che non deve però j degenerare in panico. E que- i sto si previene preparandosi a ciò che si può incontrare ad alta quota. Per questo è importante essere uno sca- , latore non improvvisato e un ! po’ “fifone”».

Clima permettendo, la tua prossima scalata comincerà proprio mentre noi andiamo in stampa.

«Ho calcolato solo un 15 per cento di possibilità di riuscita. Sarà qualcosa di unico, il coefficiente di difficoltà è più alto del solito ma non temo il fallimento: non voglio ripetere le solite vie. Voglio ispirare le persone a fare qualcosa in più. Voglio esplorare per trovare qualcosa di nuovo. Essere come un ricercatore scientifico che cambia la storia. Scalare una montagna e poi attaccarne un’altra dal punto di vista fisico sarà devastante e avrò bisogno di una finestra di tempo stabile molto lunga. Cosa molto rara oggi…».

Per colpa dei cambiamenti climatici?

«Purtroppo si. Oggi è più difficile scalare alcune montagne perché ci sono più crolli. sezioni pericolanti e bufere inaspettate fuori stagione. Ed è un segnale che porto a casa per fare informazione su questo tema. La cosa grave non è che abbiamo scoperto il cambiamento climatico, è che non stiamo modificando, nemmeno nella vita quotidiana nel nostro piccolo, le nostre abitudini. Chiedetevi: chiudo l’acqua quando mi lavo i denti? Faccio le scale al posto di prendere l’ascensore? Mi muovo in bici invece che in moto? Non dobbiamo aspettare che arrivi qualcuno a fermare il cambiamento climatico, lo dobbiamo fare noi. Uno per uno».

Tutto quello che hai fatto è racchiuso dentro il tuo nuovo libro dal titolo I sogni non sono in discesa.


«È un libro autentica, scritto senza ghostwriter, a differenza di quelli di molti colleghi: la narrazione di ciò che faccio è una delle tappe che mi sono imposto, perché io stesso sono stato ispirato nella mia formazione dalla lettura dei libri di Reinhold Messner e di altri alpinisti. Possiamo definire queste pagine un esercizio di memoria: all’interno si trovano anche i racconti dei passi intermedi, che con le loro piccole scoperte mi hanno fatto diventare quello che sono oggi».

Fino a quando continuerai a esplorare il mondo?

«Fino a quando non vedrò “il nuovo che avanza”. Sono un po’ come il tennista Roger Federer, a cui tutti chiedono quando si ritira. Nell’alpinismo ci sono nuove leve fortissime nell’arrampicata e negli esercizi di abilità, ma nella manifestazione di avventura ed esplorazione a grandissima quota, forse, non c’è ancora nessuno. E allora continuo a farlo

Articolo tratto da Vero.

Filed Under: Cronaca Tagged With: Simone Moro

Eleonora Rocchini grave incidente in auto, ma condizione buone, con lei la sorella di Oscar.

28 Settembre 2019 di Francesca Migliorini Leave a Comment

E veniamo adesso a parlarvi di Eleonora Rocchini che apprendiamo dal sito di fanpage ha subito un incidente.

Il tutto è avvenuto mentre Eleonora Rocchini si trovava alla guida della sua autovettura nei pressi di Napoli a Fuorigrotta.

Sul luogo è accorsa la polizia di Napoli sezione infortunistica che ha apprestato i primi soccorsi alla stessa Eleonora.

Ancora da precisare la dinamica dell’incidente e perchè l’autovettura abbia perso aderenza.

Eleonora Rocchini dopo l’incidente in auto sta bene

Eleonora Rocchini in abito da sposa

Si sa che a bordo della stessa si trovano due sue amiche, fra cui la sorella del suo ex fidanzato ossia Oscar Branzani. Per una di loro sembra che le condizioni siano ancora da valutare.

Meglio è invece andata a Eleonora Rocchini che non ha riportato grossi traumi e potrebbe venire dimessa dall’ospedale nei prossimi giorni. In ogni modo vi faremo sapere appena avremo nuove notizie.

Filed Under: Cronaca Tagged With: Eleonora Rocchini, Oscar Branzani

Salvo Sottile contro Asia Argento sul caso Bennet

7 Ottobre 2018 di Francesca Migliorini Leave a Comment

E ora torniamo a parlarvi di Asia Argento che ovviamente per il caso Bennet è al centro dell’attenzione.

Ora non voglio mettermi qui a dire chi ha ragione o meno secondo me, in quanto se ne occuperanno le aule di tribunale. E non voglio nemmeno rifare la cronologia, perchè veramente ci vorrebbe un 30 articoli. Dato che il tutto parte da molto lontano ci sono molte cose che non sono chiare etc. etc.

Oltretutto ho visto anche l’ex Martito Morgan volare alto quindi insomma ci limitiamo alla nuda cronaca 🙂

Fatto che che dopo l’intervista di Asia Argento a Non è l’Arena di Massimo Giletti si è sollevato un vero e proprio vespaio.

In particolar modo con Salvo Sottile ex giornalista Mediaset attualmente conduttore di Mi Manda Raitre. Noi ci limitiamo a mostrarvi l’accaduto e relativi messaggi.

Dice Salvo Sottile a Asia Argento su Twitter

Asia Argento e Salvo Sottile scontro Social Asia Argento e Salvo Sottile scontro Social

Come potete leggere lo scontro inziialmente è solamente fra Asia Argento e Salvo Sottile.

In un secondo momento anche il cantante Red Ronnie si introduce nello scontro. Come potete vedere il cantante bolognese si schiera nettamente a favore dell’amica Asia Argento insomma in sua difesa. Ricordiamo inoltre che a causa di questo tremendo scontro la stessa Asia è stata sospesa dal programma Xfactor , dove insomma aveva ben figurato e sono in molti che chiedono il suo ritorno nel programma…

Filed Under: Cronaca Tagged With: Asia Argento, Salvo Sottile

Maria Elena Boschi contro la violenza sulle donne

18 Maggio 2017 di Francesca Migliorini Leave a Comment

Nonostante i suoi numerosi impegni istituzionali da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nei giorni scorsi Maria Elena Boschi si è recata in un piccolo paese della Basilicata solo per mantenere una promessa fatta a un amico. 11 suo compagno di partito nel Pd e sindaco di Latronico, Fausto De Maria, cui aveva giurato, come ha confidato lei stessa,

«di esserci in un giorno così importante».

E così l’ex ministro delle Riforme, che detiene attualmente la delega alle Pari opportunità di Palazzo Chigi, ha preso parte all’inaugurazione del primo centro lucano contro la violenza sulle donne finanziato con soldi pubblici, facendo da madrina all’evento suggellato con il fatidico taglio del nastro all’ingresso della struttura nuova dì zecca. In esclusiva per i lettori di Vero, le abbiamo chiesto del suo impegno sul tema, così delicato e troppo spesso oggetto di cronaca, della violenza di genere.

Boschi, questo taglio del nastro è importante sotto molti aspetti.

«Sì, oggi è una bella giornata, significativa per l’intera comunità locale e tutta la Basilicata. Con la mia presenza volevo sottolineare la necessità di fare squadra contro la violenza sulle donne per vincere una battaglia che deve impegnare tutti, anche gli uomini. Questo centro, infatti, nasce grazie alla collaborazione tra amministrazioni locali, Comune e Regione, e Stato centrale: è il risultato delle attività messe in atto col Piano nazionale predisposto dal Governo e del lavoro integrato sotto un’unica cabina di regia, che ha permesso di raggiungere un obiettivo perseguito da anni».

Cosa fanno le istituzioni Maria Elena Boschi per aiutare le vittime e sostenere i centri antiviolenza?

Maria Elena Boschi

«Già lo scorso anno, per il 2017, abbiamo finanziato con 18 milioni di euro le case rifugio esistenti in Italia, cui si sono sommati i fondi stanziati dalle Regioni per i centri antiviolenza. Quest’anno, attraverso un bando abbiamo messo a disposizione come Governo Gentiioni altri 16 milioni allo scopo, senza dimenticare che il precedente esecutivo Renzi ha destinato alle Pari Opportunità 60 milioni di euro in più con la legge di Bilancio per sostenere l’imprenditoria e l’occupazione femminile attraverso progetti specifici».

Lei Maria Elena Boschi che cosa farebbe da premier e da donna per combattere il femminicidio?

«lo credo che sia fondamentale la collaborazione sinergica di tutto il Governo con il presidente del Consiglio: penso per esempio al ministero della Sanità, della Giustizia, dell’Interno per le forze di polizia e a quello dell’Istruzione per i programmi di educazione contro le discriminazioni di genere. Bisogna spingere le donne a denunciare, aiutarle a superare le difficoltà che affrontano con i loro figli, che spesso sono dei minori, offrire loro un lavoro dignitoso per garantirne l’indipendenza economica».

Maria Elena Boschi Conosce donne che hanno subito violenza? Che cosa si sente di consigliare loro?

«Di trovare il coraggio per ribellarsi ai loro aguzzini, compagni, mariti o ex che siano, di uscire dalla spirale di violenza che le opprime e provare a ricominciare senza chi vuole privarle del loro futuro o della loro identità, lo ho avuto la fortuna in questi mesi di incontrare donne straordinarie come Lucia Annibali e Gessica Notaro, che purtroppo vivono ancora nelle case rifugio: non dobbiamo lasciarle sole perché hanno bisogno di tutto il nostro aiuto».

Intervista a Maria Elena Boschi tratta da Vero.

Filed Under: Cronaca Tagged With: Maria Elena Boschi

La Giornata contro la violenza sulle donne cosa ci ha lasciato. Riflessioni su una piaga sociale

5 Dicembre 2016 di Francesca Migliorini Leave a Comment

Sei milioni e  sei mila sono le donne che, secondo i dati Istat 2015, hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Un allarme sociale reso ancora più drammatico dalla constatazione che solo l’il per cento di esse trova la forza per denunciare il proprio aggressore, mentre il 20 non ne parla con nessuno.

Un giorno per dire stop agli abusi

In Italia, ogni tre giorni, una donna perde la vita per mano di un uomo, che nella stragrande maggioranza dei casi è il partner (o ex) o un familiare.

Il 25 novembre si celebra la Giornata Intemazionale contro la Violenza sulle donne e tre giorni fa, il 22. Raiuno ha trasmesso il film Tv lo ci sono, ispirato alla tragica vicenda di Lucia Annibali, l’avvocatessa pesarese sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato Luca Varani, che sta scontando una condanna a 20 anni di reclusione.

La Giornata contro la violenza sulle donne

cristina-capotondi

«Su quel pianerottolo in cui sono stata aggredita e ho conosciuto che cosa sia la paura di morire. ho scelto la vita»,

racconta la Annibali, che oggi opera al Dipartimento delle Pari Opportunità diretto dal ministro Maria Elena Boschi.

«Portare il peso di un dolore così grande è faticoso»,

 

prosegue,

 

«ma ho scelto di emanciparmi dalla sofferenza per far sì che il mio messaggio di speranza possa essere utile agli altri: alle donne vittime di violenza, agli ustionati e a chi è in difficoltà»

 

Cristina Capotondi in difesa delle donne aggredite

Nei panni di’Lucia sul piccolo schermo c’è Cristiana Capotondi:

«L’esempio straordinario di Lucia, della sua forza, del suo coraggio, dimostra che è possibile un ritorno alla vita dopo essere precipitate in quel tunnel di dolore. Tra i tanti interventi necessari per debellare la violenza contro le donne, ce n’è uno importante, di carattere culturale. Le donne, infatti, in questi anni hanno compiuto un salto evolutivo che gli uomini non hanno fatto né compreso. Occorre largitelo comprendere appieno».

 

Secondo la Capotondi,

«una donna non può essere considerata poco seria perché libera né egoista perché interessata alla realizzazione professionale. Gli uomini sono stati cresciuti con un modello arcaico di donna che non risponde più alla realtà di oggi».

Sperimentazione al Pronto Soccorso

Tante, ma mai abbastanza, sono, le iniziative concrete di I sostegno alle donne in difficoltà. Segnaliamo il lavoro di On-lus We World, che ha avviato la sperimentazione del progetto “SOStegno donna” aprendo nel Pronto Soccorso di Trieste, Genova e Roma un servizio 3 di assistenza e protezione specifica. «È proprio negli ospedali», spiega Marco Chiesara. presidente We World,

 

«che è possibile intercettare queste donne e offrire loro un aiuto».

 

Tratto da Vero

 

 

Filed Under: Cronaca Tagged With: Cristina Capotondi

Il Rapper Fedez violenta lite con il vicino, ora è in Ospedale

12 Marzo 2016 di Francesca Migliorini Leave a Comment

Dedichiamo adesso questo articolo al Rapper Fedez attualmente impegnato con la nuova edizione di X factor, ma come avrete capito il motivo per cui ve ne parliamo è un altro. L’agenzia di informazione Ansa ha infatti riportato adesso la notizia che il Rapper Fedez è stato trasportato d’emergenza in ospedale a seguito di una violenta lite con il proprio vicino di casa. Secondo le prime notizie riportate al cantante sarebbero state diagnosticate 15 giorni per trauma alla mandibola, mentre 10 giorni al vicino per lo stesso trauma.

A quanto riportano le prime fonti il tutto sarebbe successo stamattina all’alba quando il vicino di casa ha suonato alla porta del rapper intimandogli di abbassare il volume, da li a breve il tutto sarebbe degenerato.

Il cantante rapper Fedez e i suoi tatuaggi

Il rapper Fedez

Il tutto non è ancora chiaro ma sembra che entrambi potrebbero sporgere denuncia per quanto accaduto.

Filed Under: Cronaca, Televisione Tagged With: Fedez

Maddalena Corvaglia e la ricerca sull’AIRC

14 Ottobre 2015 di Francesca Migliorini Leave a Comment

E adesso un articolo dedicato a Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia. E leggiamo direttamente da Vero. Airc o Associazione Italaina per la ricerca sul Cancro a ottobre scende in campo per sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione e per sostenere il lavoro ricercatori impegnati a rendere i tumori feminili sempre più curabili. tra i soggetti a fianco di AIRC in questa campagna c’è Nuvenia con l’iniziativa Donne coi fiocchi che come obbiettivo il finanziamento di una borsa di studio dela durata di due anni destinata a una giovane ricercatrice. Madrina della campagna è Maddalena Corvaglia.

 

maddalena-corvaglia-1
Maddalena Corvaglia ci parli del tuo impegno con l’AIRC

“Collaboro con l’AIRC da un paio d’anni da quando mia madre si è ammalata. Finchè certe situazioni non ti toccano pensi che non ti debbano mai capitare. Solo quando le vivi da vicino capisci che è necessario sostenere gli studiosi per sconfiggere questo male. Così appena mi hanno chiesto di collaborare con l’AIRC ho collaborato”

Maddalena Corvaglia quanto è importante sostenere l’AIRC

“Tutti dovrebbero aiutare la ricerca perchè ripeto, finchè le cose non ti succedono , non ci pensi. Non è questione di cattiveria, sei così distratto da altro, che non ti fermi a riflettere. Per questo le campagne sono utili. Per questo il ruolo di un personaggio pubblico come testimonial è fondamentale per sensibilizzare il pubblico. E io sono diventata testimonial proprio per ricordare quanto per sconfiggere questa malattia sia fondamentale l’aiuto di tutti”

Maddalena Corvaglia da quando sei diventata mamma di Jamie Carlyn che ha compiuto ora 4 anni, sei più attenta alla prevenzione?

“E’ così , un tempo era una pazza scatenata, vivevo alla giornata , per farvi capire qausi non sapevo cosa significassero realmente le parole prevenzione e ricerca. Insomma pensavo se deve succedere succederà adesso prima di ogni altra cosa n penso al futuro della creatura, che ho messo al mondo ho capito che per questo tipo di malattia la prevenzione è tutto”

Hai smesso di andare in modo?

“No vado in modo da quando avevo 13 anni. Non la vedo come una cosa folle. Certo senza dubbio ora sto molto più attento e non vado più in pita. Da quando sono mamma affronto le cose con maggiore consapevolezza”

Che cosa guardi in televisione?

“Oltre a Striscia la Notizia ho un debole per le Iene . Il progrmma di Ilaia 1 condotto da Ilary Blasi e Teo Mammuccari diventa più interessante anno dopo anno”

 

Tratta da Vero. Approfondisci su Maddalena Corvaglia su Wikipedia

Filed Under: Cronaca Tagged With: Maddalena Corvaglia

Stefano Dionisi la malattia e la rinascita di un attore

8 Ottobre 2015 di Francesca Migliorini Leave a Comment

E adesso direttamente da Visto questa bella intervista a Stefano Dionisi. Che dichiara

“il momento più difficile della mia giornata era il risveglio, aprivo gli occhi e venivo preso da una malinconia che m’inchiodava a letto, il sudore profondo provocato da i sogni ininterrotti mi bagnava tutto il corpo, e quel calore freddo mi faceva tremare sotto le lenzuola. La mia sensazione era che i giorni si seguissero uno dopo l’altro senza un vero senso, e che l’altalenarsi nella notte del giorno non fosse sufficiente a fare sorgere una nuova alba in cui finalmente avrei potuto godere di un po’ di pace”

Stefano Dionisi e la sua malattia la follia

se le ricorda bene Stefano Dionisi quelle giornate passate nei centri psichiatrici ore ore steso nel letto o davanti a una finestra sbarrata a combattere i mali che gli tormentavano l’anima. L’attore romano per quattordici anni ha sofferto infatti di disturbi psichici ossia depressione attacchi di panico instabilità. Un calvario attraverso cliniche pubbliche e private e che oggi racconta nel suo libro La barca dei folli di Mondadori. Non un romanzo né un volume di psichiatria, ma una sorta di memoria in cui l’attore che oggi ha quarantanove anni, che in questi giorni stiamo vedendo in l’onore e il rispetto cinque nella parte di Michael Albino, racconta gli anni passati a combatterla
Attore Stefano Dionisi in preda alla depressione

 

“Le aggressioni , i miei sintomi contro la vita quotidiana, che continuavano a stremarmi”

a causa dei quali passa dai ricoveri nei reparti di psichiatria ai colloqui con gli psicologi al sollievo dato dagli psicofarmaci

“ogni anno aprivo un astuccio diviso in sette scomparti e assumevo con puntualità un totale di sette pillole e sessanta gocce “

quando tutto ha inizio Stefano Dionisi è già un attore famoso: ha lavorato con registi come Dario Argento, Pupi Avati, Francesca Archibugi. Ha vinto il David di Donatello per il Farinelli di Gerard Corbiau ha recitato con Marcello Mastroianni in Sostiene Pereira di Roberto Faenza e nel partigiano Johnny di Guido Chiesa. Alla carriera cinematografica si unisce quella televisiva: Dionisi ha recitato in molte fiction di successo come la piovra e il commissario Montalbano, da la Narcotici a il commissarrio Nardone. E lo vedremo nel duemilasedici in un medico in famiglia dieci.
Carriere successo però non placano il suo tormento interiore. Anzi è proprio durante le riprese in Spagna di Sant’Antonio di Padova che l’attore, in preda a un attacco di panico, lascia il sette e scappa via. Seguirà il primo ricovero in psichiatria e l’inizio del viaggio

“nell’inferno della malattia mental, chi entra in questo tunnel perde la misura del tempo. Di solito non ricorda nulla, a causa dei propri drammi e delle iniezioni giganti che vengono somministrate al primo segno di eccitazione”

eppure Stefano Dionisi è consapevole che ricoveri e le cure sono necessari per guarire

“il resto del mondo reale sembrava non comprendermi, mi rendevo perfettamente conto della necessità del nuovo recupero e non pensai ad altro. Volevo solo lasciare in sospeso per un mese la mia vita. Tra quelle mura sarei stato immediatamente compreso e accettato dai miei simili”

con chi come lui convive con questo male, Stefano Dionisi instaura un rapporto quasi fraterno e si mette in viaggio verso la salvezza

“quando sono arrivato in ospedale ho cercato immediatamente di amalgamarmi con gli altri malati. Pensavo che sarebbe stato più portante vivere in quelle giornate tra coloro che perseguivano il mio stesso scopo ossia guarire. Il mio status di attore non influenzava fatti rapporti con gli altri pazienti, gli unici a rimanerne colpiti erano semmai gli infermieri che magari avevano visto un paio dei miei film e mi chiedevano spesso come fosse finito la”

 

 

Da Visto. Per Approfondimenti Stefano Dionisi su Wikipedia

Filed Under: Cronaca Tagged With: Stefano Dionisi

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